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IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE


Il commercio equo e solidale nasce in Europa negli anni Ottanta del secolo scorso dall’esigenza di instaurare un rapporto più giusto, leale, equo - “fair” in inglese, “justo” in spagnolo - tra i produttori dei paesi così detti “in via di sviluppo” (allora in America latina, Asia, Africa) ed i consumatori europei.
Il commercio equo e solidale è un commercio a tutti gli effetti regolato dalle stesse normative, obblighi di legge e controlli del commercio convenzionale, quindi è uno scambio di merci/prodotti – che devono avere le stesse buone qualità e prerogative delle altre merci – in cambio di denaro. Non è una forma di beneficienza e non gode di agevolazioni.

Si definisce:
Equo perché stabilisce tra i produttori e chi commercializza i loro prodotti – cioè le centrali di importazione e le botteghe - una relazione diretta; questa relazione limita il più possibile le intermediazioni e riconosce il giusto prezzo al lavoro svolto dai produttori in modo che questi non siano vittime di un mercato interessato al solo profitto e disposto ad un loro sfruttamento incondizionato. Il prezzo dei prodotti non viene infatti definito dalle regole del mercato e della finanza, ma è concordato tra produttori e centrali di importazione in base alla buona qualità dei prodotti e riconoscendo la dignità ed il lavoro di chi li produce.

Solidale perché al centro di questo commercio sta la relazione stretta e continuativa tra chi commercializza i prodotti agroalimentari e di artigianato e chi li produce. Le centrali, oltre ad occuparsi dell’importazione e distribuzione dei prodotti, si impegnano a fornire ai produttori un supporto nella realizzazione dei progetti e, se richiesto, accompagnano i produttori nelle scelte produttive ed economiche. Esse garantiscono un rapporto duraturo negli anni in modo che i produttori possano fare investimenti a lungo termine senza rischiare di non riuscire a vendere il frutto del proprio lavoro. Inoltre, se i produttori, specialmente i più piccoli, hanno difficoltà economiche, le centrali forniscono un pre-finanziamento pagando in anticipo, al momento dell’ordine, le merci che verranno consegnate anche dopo molti mesi, cosa non comune nel mercato agroalimentare dove il prezzo è dettato di momento in momento dall’andamento della borsa.

Il commercio equo e solidale si impegna perché l’intera filiera di un prodotto garantisca il benessere di produttori e lavoratori e sia rispettosa dell’ambiente. I produttori lontani e le cooperative che commercializzano i prodotti si impegnano perché tutti i lavoratori abbiano contratti di lavoro regolamentati, con giuste retribuzioni, senza sfruttamento delle fasce più deboli come donne e bambini.

In ambito produttivo, l’uso di pesticidi e insetticidi chimici in presenza dei lavoratori (una prassi molto utilizzata per esempio nella coltivazione delle banane “convenzionali”) non è consentito e l’agricoltura biologica viene favorita ed incoraggiata attraverso un premio speciale.

Inoltre, il commercio equo e solidale chiede ai produttori di impegnare una parte dei loro ricavi a vantaggio della comunità locale attraverso progetti che riguardino la scolarizzazione, la sanità, la cura e la salvaguardia dell’ambiente.

Sempre di più negli anni la riflessione del mondo del commercio equo e solidale – produttori, centrali e botteghe del mondo – si muove nella direzione della promozione della sovranità alimentare  dove al centro della coltivazione agricola stia, prima ancora del commercio, la garanzia del diritto al cibo per chi lo produce. Per saperne di più guarda il video di Geo&Geo: presentazione della campagna sul Diritto al Cibo con Vittorio Leproux, consigliere di amministrazione del consorzio Ctm Altromercato.

In Italia, le più grandi centrali di importazione del commercio equo e solidale come Altromercato, Libero Mondo, Altra Qualità ed Equo Mercato fanno parte, insieme alle Botteghe del Mondo, di Agices, l’associazione di categoria delle organizzazioni di commercio equo e solidale italiane.
Agices fa riferimento ai protocolli della World Fair Trade Organization (Wfto), la principale associazione mondiale di rappresentanza delle organizzazioni fair trade. Agices offre alle proprie organizzazioni socie un sistema di garanzia certificato volto a garantire il rispetto dei valori del commercio equo, descritti nella Carta Italiana dei Criteri di cui AGICES è depositaria.
In Italia sono presenti una decina di centrali di importazioni e circa 350 botteghe del mondo che rivendono i prodotti importati. La centrale più grande in Italia è ctm altromercato che collabora con 170 produttori in 40 paesi sparsi nel mondo.

Fairtrade è il marchio di garanzia dei prodotti equo e solidali a livello mondiale. Esso si basa sui protocolli di Flo (Fairtrade Labelling Organisation International), un organismo che certifica i prodotti e le materie prime, a differenza di Wfto che certifica le organizzazioni. Il marchio Fairtrade certifica prevalentemente prodotti alimentari mentre non riguarda oggetti di artigianato per i quali, oltre alla materia prima, sono fondamentali conoscenze tecniche ed elementi più legati alle tradizioni e alle culture. Inoltre, non certificando le organizzazioni, il marchio Fairtrade può essere apposto su prodotti commercializzati da marchi ed aziende multinazionali che in sé non hanno strutture e protocolli equo e solidali, come è accaduto nel caso del caffè della Nestlè certificato da Fair Trade UK

 

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