CHI SIAMO

LA NOSTRA STORIA

La cooperativa FARE IL MAPPAMONDO nasce nel 2013 dall’incontro dell’associazione Il Mappamondo, nata a Chioggia nel 1996 per promuovere il Commercio Equo e Solidale e  l’associazione Fare, nata nel 2010 e presente a Padova con la Bottega di consumo responsabile Corti e Buoni.

IL NOSTRO OBIETTIVO

Fare il Mappamondo è una cooperativa sociale di tipo A, ciò significa che è una realtà no profit che  ha un obiettivo primario di tipo educativo e formativo.
Lo scopo sociale di Fare il Mappamondo è di educare  ad una economia di responsabilità, equità, solidarietà e giustizia attraverso le proprie botteghe, le attività formative e di sensibilizzazione, la partecipazione a reti che operino in questi ambiti a livello locale, nazionale ed internazionale.

IL NOSTRO
IMPEGNO SOCIALE

Essa si propone di promuovere e sostenere la solidarietà e la giustizia, il rispetto dell’ambiente e del patrimonio culturale di ogni popolo, favorendo lo sviluppo di relazioni economiche incentrate sulla valorizzazione del lavoro e della dignità umana e la costituzione di una società multiculturale e partecipativa.
Per questo appoggia i processi di sviluppo autocentrato dei gruppi e delle persone più svantaggiate ed emarginate nel sud come nel nord del mondo.
Collabora con altri gruppi, associazioni, cooperative sociali che, sul territorio nazionale ed internazionale, operano a favore di soggetti in situazioni di marginalità e di disagio sociale; promuove e diffonde una cultura di pace, solidarietà, legalità, di salvaguardia dell’ambiente e di rispetto della persona umana.
Fare il Mappamondo lavora con le scuole perché convinta che la diffusione di una cultura della solidarietà, della giustizia, del bene comune e di una economia che metta al centro la persona e la madre terra non possa che partire dai più giovani.

I 10 Principi alla base
del Commercio Equo:

La riduzione della povertà attraverso il commercio rappresenta uno degli obiettivi principali dell’ente, che deve sviluppare un piano d’azione dedicato. L’ente deve porsi come obiettivo quello di supportare i piccoli produttori marginalizzati, sia che si tratti di imprese familiari indipendenti che di associazioni e cooperative. La finalità ultima è quella di superare la povertà e l’insicurezza economica, favorendo l’autosufficienza e una maggior consapevolezza in termini di rapporto tra lavoro e reddito.
L’ente deve assicurare la trasparenza sia delle attività di gestione che delle proprie relazioni commerciali. È responsabile nei confronti di tutti gli stakeholder e si impegna a rispettare la confidenzialità e riservatezza delle informazioni commerciali. I processi decisionali dell’ente impegnato nel commercio equo devono essere di natura partecipativa e inclusiva, e prevedere il coinvolgimento costruttivo di dipendenti e produttori. Inoltre, l’ente deve garantire che le informazioni rilevanti siano fornite a tutti i suoi partner commerciali attraverso canali di comunicazione efficaci e aperti a tutti i livelli della filiera produttiva.
Nelle sue operazioni commerciali, l’ente deve agire prendendo in considerazione il preminente benessere sociale, economico e ambientale dei piccoli produttori marginalizzati, anziché massimizzare il proprio profitto a loro spese. È tenuto ad agire in maniera professionale e responsabile e ad adempiere ai propri obblighi in modo tempestivo. I fornitori, a loro volta, sono chiamati a rispettare gli impegni contrattuali e, alle scadenze fissate, consegnare prodotti conformi alla qualità e alle specifiche richieste. Gli acquirenti di prodotti fair trade, riconoscendo gli svantaggi finanziari in cui produttori e fornitori incorrono, garantiscono che gli ordini vengano pagati al ricevimento dei documenti o alla data concordata. Per i prodotti fair trade fatti a mano, è possibile richiedere il pagamento anticipato di almeno il 50% del prezzo senza interessi. Lo stesso principio si applica ai prodotti alimentari, salva la possibilità di stabilire un tasso di interesse, che non può però essere superiore a quello che sarebbe applicato da un soggetto terzo. Quando i fornitori di prodotti fair trade del Sud del mondo ricevono un pagamento anticipato, devono assicurare che il denaro venga trasferito ai produttori o agli agricoltori che confezionano o coltivano i beni cui il pagamento si riferisce. Gli acquirenti devono condurre una consultazione preventiva con i fornitori laddove intendano annullare o rifiutare gli ordini. In caso di annullamento degli ordini senza colpa dei produttori o dei fornitori, deve essere garantito un adeguato risarcimento per il lavoro già svolto. Fornitori e produttori devono tempestivamente comunicare agli acquirenti eventuali problematiche relative alla consegna delle merci e assicurare un risarcimento qualora le quantità o la qualità dei beni consegnati non corrispondano a quelle concordate. L’ente deve mantenere relazioni a lungo termine basate su solidarietà, fiducia e rispetto, nonché assicurare una comunicazione efficace con i suoi partner commerciali, contribuendo alla promozione e alla crescita del commercio equo. Le parti coinvolte in una relazione commerciale devono mirare ad aumentare il volume degli scambi tra loro, oltre che il valore e l’ampiezza della loro offerta. L’ente deve operare in cooperazione con le altre organizzazioni impegnate per il commercio equo nel paese ed evitare la concorrenza sleale e l’appropriazione di disegni di modelli di altre organizzazioni senza autorizzazione. Il commercio equo riconosce, promuove e protegge l’identità culturale e le competenze tradizionali dei piccoli produttori, valorizzando l’artigianato locale, i prodotti alimentari tipici e gli altri servizi correlati.
Il processo di negoziazione del compenso deve essere aperto a tutti gli attori e inclusivo, al fine di determinare un ammontare equo, attraverso un dialogo partecipativo e continuo. La retribuzione dei produttori deve essere calibrata agli standard di mercato e assicurare il rispetto del principio della parità retributiva tra donne e uomini. Compenso equo significa: prezzi equi, stipendi equi e rispetto dei salari minimi stabiliti nel Paese di riferimento. Prezzi equi Un prezzo è definito equo quando è negoziato liberamente, mediante un dialogo paritario tra acquirente e venditore, e si fonda su una tariffazione trasparente. Il concetto racchiude in sé i principi di salario equo e profitto equo. I prezzi equi rappresentano una quota del valore finale che ciascun attore nella filiera produttiva dovrà pagare. Stipendi equi Un salario si dice equo se negoziato liberamente e ritenuto soddisfacente da entrambe le parti. Presuppone il pagamento – almeno – del salario minimo stabilito nel Paese di riferimento. Salario minimo per il Paese di riferimento Il salario minimo rappresenta la retribuzione per una settimana lavorativa standard (di non più di 48 ore) percepita da un lavoratore nel Paese di riferimento. Il salario minimo è ritenuto sufficiente a garantire un tenore di vita adeguato al lavoratore e alla sua famiglia. Elementi essenziali per raggiungere uno standard di vita adeguato includono: cibo, acqua, alloggio, istruzione, assistenza sanitaria, trasporti, abbigliamento e altri servizi essenziali.
L’ente deve aderire alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e alla legge nazionale / locale sul lavoro minorile, nonché garantire che non ci sia lavoro forzato nella sua filiera produttiva. Le organizzazioni che acquistano prodotti fair trade da gruppi di produttori direttamente o tramite intermediari devono monitorare la produzione accertandosi che non vi sia lavoro forzato e che il produttore rispetti la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e la legge nazionale / locale sul lavoro minorile. Qualsiasi coinvolgimento di bambini nella produzione di merci fair trade (compreso l’apprendimento di un’arte o di un mestiere tradizionale) deve essere sempre comunicato e sorvegliato e deve essere tale da non influire negativamente sul benessere e sulla sicurezza dei bambini, sulle loro esigenze educative e sulla necessità di giocare. Compenso equo significa: prezzi equi, stipendi equi e rispetto dei salari minimi stabiliti nel Paese di riferimento. Prezzi equi Un prezzo è definito equo quando è negoziato liberamente, mediante un dialogo paritario tra acquirente e venditore, e si fonda su una tariffazione trasparente. Il concetto racchiude in sé i principi di salario equo e profitto equo. I prezzi equi rappresentano una quota del valore finale che ciascun attore nella filiera produttiva dovrà pagare. Stipendi equi Un salario si dice equo se negoziato liberamente e ritenuto soddisfacente da entrambe le parti. Presuppone il pagamento – almeno – del salario minimo stabilito nel Paese di riferimento. Salario minimo per il Paese di riferimento Il salario minimo rappresenta la retribuzione per una settimana lavorativa standard (di non più di 48 ore) percepita da un lavoratore nel Paese di riferimento. Il salario minimo è ritenuto sufficiente a garantire un tenore di vita adeguato al lavoratore e alla sua famiglia. Elementi essenziali per raggiungere uno standard di vita adeguato includono: cibo, acqua, alloggio, istruzione, assistenza sanitaria, trasporti, abbigliamento e altri servizi essenziali.
L’ente non opera discriminazioni sulla base di razza, casta, origine geografica, religione, disabilità, genere, orientamento sessuale, appartenenza sindacale, affiliazione politica, età, stato di salute e sieropositività, con riferimento ad assunzioni, retribuzione, accesso alla formazione, promozione, cessazione del rapporto lavorativo o pensionamento. L’ente ha una politica chiara e un piano concreto per promuovere l’uguaglianza di genere, garantendo che le donne e gli uomini abbiano le medesime possibilità di accedere alle risorse di cui hanno bisogno non solo per lavorare al meglio, ma anche per influenzare le scelte politiche, la regolamentazione e le scelte istituzionali che incidono sul loro sostentamento e qualità di vita. Lo statuto e l’atto costitutivo dell’ente devono consentire alle donne di diventare membri attivi dell’organizzazione e di assumere posizioni di leadership nella struttura, indipendentemente dalla proprietà di beni come terreni e immobili. L’ente si impegna ad assicurare a tutte le lavoratrici donne il godimento dei loro diritti, previsti dalla legge e dallo statuto, inclusa la parità retributiva (anche in situazioni lavorative informali) e il rispetto delle speciali esigenze di salute e sicurezza delle donne in stato di gravidanza o allattamento. L’ente rispetta e garantisce a tutti i dipendenti il diritto di formare e aderire a sindacati, conformemente alle loro preferenze, e alla contrattazione collettiva, anche laddove tale diritto sia limitato dalla legge e / o da pressioni politiche. L’ente garantisce che i rappresentanti dei dipendenti non siano soggetti a discriminazioni sul luogo di lavoro.
L’ente garantisce un ambiente di lavoro salubre e sicuro per i propri dipendenti. Rispetta, come standard minimo, le leggi nazionali e locali e le convenzioni dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro in materia di salute e sicurezza. L’orario e le condizioni di lavoro per dipendenti (compresi i lavoratori a domicilio) devono essere conformi alle leggi nazionali e locali e alle convenzioni dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro. Gli enti fair trade devono essere al corrente delle condizioni di salute e sicurezza nei gruppi di produttori da cui acquistano. Su base continuativa, devono condurre attività di sensibilizzazione relative ai problemi di salute e sicurezza e migliorare le pratiche di gestione del rischio tra i gruppi di produttori.
L’ente deve impegnarsi ad aumentare gli impatti positivi per i piccoli produttori marginalizzati attraverso il commercio equo, sviluppando le capacità e le competenze dei propri dipendenti. Gli enti che lavorano direttamente con i piccoli produttori devono elaborare specifiche attività di supporto per assicurare il miglioramento delle capacità di gestione e produzione, nonché l’accesso ai mercati – sia fair trade che mainstream – a livello locale / regionale / internazionale. Gli enti che acquistano prodotti del commercio equo tramite intermediari operanti nel Sud del mondo sono chiamati ad assistere queste organizzazioni per accrescere la loro capacità di sostenere i gruppi di produttori marginalizzati con cui lavorano.
L’ente, alla luce delle proprie specificità e finalità, promuove gli obiettivi del commercio equo e conduce attività di sensibilizzazione circa la necessità di una maggiore giustizia nel commercio mondiale attraverso il fair trade. In particolare, fornisce ai clienti informazioni sulla propria realtà, sui prodotti che vende, sui dipendenti e sulle organizzazioni di produttori che producono o coltivano i beni. In tali attività, si impegna a utilizzare sempre le più veritiere e trasparenti tecniche di pubblicità e marketing
Gli enti che commerciano prodotti fair trade massimizzano l’uso di materie prime derivanti da fonti gestite in modo sostenibile, acquistando localmente quando possibile. Le loro tecniche di produzione mirano a ridurre il consumo di energia e, ove possibile, sfruttano energie rinnovabili, riducendo al minimo le emissioni di gas serra. Inoltre, si impegnano a minimizzare l’impatto dei rifiuti da loro generati sull’ambiente. I produttori di materie prime agricole fair trade si impegnano a ridurre al minimo il loro impatto ambientale, utilizzando, ove possibile, metodi di produzione basati sull’uso di prodotti biologici o a basso contenuto di pesticidi. Gli acquirenti e gli importatori di prodotti fair trade prediligono l’acquisto di prodotti realizzati con materie prime provenienti da fonti gestite in modo sostenibile, con il minimo impatto sull’ambiente. Tutte le organizzazioni si impegnano a utilizzare materiali riciclati o facilmente biodegradabili per l’imballaggio, prediligendo il trasporto delle merci via mare, ove possibile.

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